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“Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano”
(Emily Dickinson)

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I nostri starter

“Costruire un rapporto”: quante volte ho sentito questa frase. Ma i rapporti non si costruiscono, si vivono, e nel viverli si rafforzano. Non sono mai voluta essere come la maggior parte delle persone che vive sotto la bandiera della tregua intesa come riparo inerte, in quell’immobilità di abbandono fisico e spirituale; come voi, ho avuto rapporti lunghi e un po’ meno, ed interrompendoli mi sono anche resa conto che le cose non funzionavano in modo proprio perfetto. Ho sofferto per amore. Ma ad oggi posso dire che soffrire per amore è il miglior modo a nostra disposizione per diventare consapevoli. E allora prendetemi la mano, vi leggerete su che il dolore è una rivincita, che i rapporti finiti sono una riscossa, nella testimonianza della nostra identità di donna o uomo libero ed indipendente.

Ho conosciuto il mio ex la notte tra il 31 gennaio 2015 e il 1 febbraio 2015. Lui aveva quasi 35 anni, io 30. Io vivevo nella mia città natale (che è anche la sua), lui a Roma da anni. Da parte sua fu un colpo di fulmine. Iniziò un corteggiamento spietato, quello che  ogni ragazza sognerebbe.

Inutile dire che dopo pochi giorni ci fidanzammo ufficialmente. Lui mi raccontò da subito di quanto volesse una famiglia, dei figli, e che era felicissimo perché era certo nel suo cuore che la vita gli aveva regalato la persona giusta all’improvviso…cioè IO. Sempre durante la nostra prima settimana di fidanzamento, LUI mi chiese di trasferirmi a lavorare a Roma appena possibile (per poter stare insieme “sempre”). Ciò accadde dopo quasi un anno.

Nei primi sei/otto mesi di fidanzamento si comportò in modo perfetto. Tutto era idilliaco, lui era l’uomo dei sogni. Con il passare dei mesi cominciarono ad emergere le sue ombre interiori, ma io, intanto, avevo stravolto la mia vita e mi ero trasferita a Roma. Attribuivo i suoi alti e bassi ai suoi problemi personali, familiari, e allo stress lavorativo. Così non era. Il giorno del nostro primo anniversario, mentre stavamo andando a festeggiare…mi lasciò.
Mi lasciò, dicendomi che forse non eravamo fatti per stare insieme, che non eravamo poi tanto simili, e che non era più certo di amarmi. Io accettai la rottura, anche se ancora innamorata, perché sono sempre stata troppo orgogliosa per pregare qualcuno, o addirittura “costringerlo” frignando a stare con me. Il giorno dopo ci rivedemmo e lui si dichiarò pentito, mi chiese di tornare con lui. Io ancora innamorata, accettai. Dopo un’ulteriore settimana mi rilasciò, ed io a quel punto feci i bagagli, comprai un biglietto per il treno per casa. Lui mi richiese di restare. Quella volta sembrò davvero convinto e pentito. Restai. Nel periodo successivo, gradualmente, lui tentò di “rimediare” , “ recuperare”. Ci riuscì. Sembrava anche cambiato.

All’inizio del mese di dicembre 2017 (in modo sicuramente poco rituale e romantico ma apparentemente sincero), una sera mentre stavamo preparando la cena, mi chiese di sposarlo. Ovviamente, accettai. Nel mese di gennaio 2018 demmo inizio ai tipici preparativi di nozze. Lui cominciò ad essere strano, nervoso, intrattabile. IO CHE NON SONO UNA PERSONA ABITUATA AD IGNORARE I PROBLEMI O I SEGNALI, GLI CHIESI PIU’ VOLTE SE CI FOSSE QUALCOSA CHE NON ANDASSE. GLI CHIESI ESPRESSAMENTE SE FOSSE ANCORA CONVINTO DELLE NOZZE , SE VOLESSE PROSEGUIRE NEI PREPARATIVI. LUI DISSE DI SI, e affermò che i suoi malumori erano dovuto ai suoi problemi seri in famiglia e allo stress lavorativo. Erano situazioni realmente esistenti, io lo sapevo, le vivevo con lui… Mi fidai, anche se il mio sesto senso mi diceva di non farlo. Mi sentivo *****, e credevo di essere paranoica. D’altro canto, gli avevo espressamente chiesto se volesse davvero sposarsi, se fosse ancora convinto. Lui rispose di si…perché non credergli…sarebbe arrivato fino a questo punto? Intanto, andammo avanti con i preparativi. Bloccammo la location, la Chiesa, i fiori, la musica, IO acquistai l’abito, i miei acquistarono i rispettivi abiti…il tempo passava. Ad aprile, dopo uno strano litigio ci fu l’ennesimo confronto, e lui crollò. Solo dopo essere stato messo da me sotto torchio, confessò di non volersi sposare. Cominciò a farfugliare cose assurde, tipo che non aveva deciso lui di sposarsi…quasi che io lo avessi costretto, e che non voleva passare tutta la sua vita con me. A quel punto in poche ore feci davvero i miei bagagli  e tornai nel mio paese natale. Persi tutto…la mia vita a Roma, il mio lavoro. Ma tornare a casa fu la mia salvezza: stare con i miei genitori, i miei affetti…mi ha aiutata a non avere mai momenti di depressioni. Sono stata forte, ma grazie anche alle persone a me vicine. Lui dopo una settimana ci riprovò, mi contattò telefonicamente pregandomi di tornare a Roma, mi disse di non poter vivere senza di me, che era pentito e che voleva sposarmi. Io, grazie a Dio, non gli diedi retta e rifiutai di tornare a Roma, e con lui. Gli consigliai di andare da uno psicologo, e lui lo fece. Per un po’ di mesi ci sentimmo. Poi, un giorno, stufa di fare la crocerossina, durante un litigio telefonico lo mandai a quel paese. Lui da quel giorno è totalmente sparito. Inutile dire che non ha mai rimediato a ciò che ha fatto. Non è mai venuto a parlare con i miei, e tanto meno ci ha mai risarciti economicamente.

Ora sono felice, con un uomo meraviglioso, ancora senza lavoro…ma mi sto ricostruendo, e sono certa che anche quello arriverà a tempo debito.

Questa è la mia storia.